EmotionsDesk

Lo scorso 16 ottobre, il Parksmania Award - l’Oscar dei parchi tematici - ha assegnato  il premio “Best Show Indoor” al musical di Oltremare, Emotions, diretto da Elena Ronchetti. Nelle motivazioni si legge: 
“Musica, magia ed emozione caratterizzano Emotions, un musical che combina danza, recitazione, canto e raffinate proiezioni per trasportare lo spettatore in un mondo fantastico”.

Beh, ci abbiamo lavorato in tanti, veramente cercando il miglior risultato in ogni campo, ma mi permetto una punta di orgoglio per quelle “raffinate proiezioni”, risultato di un lavoro paziente e meticoloso, fianco a fianco con la regista e coreografa Elena Ronchetti. Ecco come è andata…

In autunno 2014, Elena mi chiama: deve allestire un nuovo musical per il parco tematico Oltremare, ha già in mente la struttura e il sapore dello show. Sarà un musical che racconterà il parco, e lo farà attraversando le stagioni e gli stili musicali. Ma la vera novità è il luogo deputato per le repliche, si tratta della sala dove solo qualche anno fa era attivo l’Imax, dotata di uno schermo di 600 mq. Per adattare lo spazio allo spettacolo, il pavimento dove è basato lo schermo, che prima scendeva di qualche metro sotto il piano delle prime file, verrà rialzato e portato al livello di queste ultime, così da avere una grande arena. La scena non sarà molto profonda, ma in compenso molto larga e, soprattutto, potrà usufruire di un vero schermo da proiezione di dimensioni gigantesche.

Per quanto gli adattamenti siano adeguati, il fatto di partire da una sala concepita per il cinema non aiuta: in primo luogo non si potrà montare un graticcio, perché il soffitto è troppo in alto e non c’è spazio sopra lo schermo. In secondo luogo non ci saranno quinte, non ci sarà sipario e sarà tutto a vista. Per aggirare l’ostacolo, Elena escogita una soluzione virtuosa: dei grandi parallelepipedi mobili che nasconderanno le scale d’accesso laterali, permettendo ai ballerini di salire da sotto perfettamente nascosti allo sguardo del pubblico. Inoltre, i parallelepipedi saranno foderati di lycra e avranno lo stesso colore grigio del pavimento e dello schermo. Tutta la scena sarà una grande superficie volumetrica, su cui proiettare e mappare immagini.

Si pone quindi il problema della fonte e del proiettore. Insieme al direttore tecnico Massimo Fabbri optiamo per una fonte unica, un proiettore HD da 20.000 lumen con ottica grandangolare. Angolato adeguatamente, il proiettore “bagnerà” sia il pavimento che la scenografia e lo schermo, fino a un’altezza che non costringa lo spettatore a piegare la testa all’indietro. Le immagini da proiettare verranno da un iMac con scheda grafica adeguata, con cui programmerò una serie di scene su software Isadora

Mentre si chiarisce la linea narrativa dello spettacolo, cominciamo a immaginare i quadri e le visioni con cui si integreranno la danza e l’azione dei cantanti. La grande difficoltà è cercare di intendersi partendo da esperienze e linguaggi affatto diversi. Un minuto di filmato richiede diverse ore di lavoro di progettazione, dall’idea alla sua realizzazione definitiva ci sono molti passaggi, prove intermedie, versioni provvisorie, adattamenti e a volte la difficoltà più grande sta nel fare immaginare, a chi non ha questo tipo di abitudine, come potrebbe essere il risultato finale. Fatica ancora maggiore in questo caso in cui eravamo alle prese con una "macchineria" scenica nuova per tutti, per cui anche io devo confessare che non ero affatto sicuro del risultato finale. 

Le immagini devono armonizzarsi e, spesso, sincronizzarsi con la danza. Il lavoro procede a strati. Scena dopo scena si chiariscono man mano le idee da concretizzare. Alcuni filmati sono basati su riprese video reali, più spesso sono animazioni grafiche, da proiettare sul grande sfondo e da mappare sui parallelepipedi e il pavimento. In un caso, per le riprese sfruttiamo una troupe già in azione, che sta riprendendo i delfini dalla finestra che affaccia sul fondale del grande acquario. Sara, l’assistente di Elena Ronchetti, deve tuffarsi vestita, sorridere e riemergere. Niente di speciale, se non fosse che siamo a marzo, piove e fa freddo. Abbiamo a disposizione solo un paio di tentativi, poi Sara deve coprirsi e mettersi al caldo. Il direttore della fotografia piazza un cinquemila in superficie, per dare l’illusione di un raggio di sole. La fortuna ci assiste e ci portiamo a casa un ottimo slow motion del tuffo.

Il momento più difficile è a un paio di mesi dal debutto. Le scenografie sono quasi pronte, fra quattro settimane arrivano i ballerini e in breve la coreografia sarà pronta. Ma il percorso delle proiezioni è ancora in alto mare, infatti è solo a questo punto che si può realmente sondare l’efficacia delle idee. Molte immagini pensate, progettate e realizzate riferendosi al plastico, nel frattempo non piacciono più o non funzionano. Vengono nuove idee, ma per realizzarle bisogna lavorare a tempo pieno, disegnare, scontornare immagini, girare altro materiale, costruire gli sfondi, animare a tempo di musica. Questo è il momento in cui si sviluppa il conflitto creativo, basato sulla percezione del tempo necessario che, dall’esterno, è completamente fuori scala rispetto a quanto ne serve effettivamente per ottenere un buon risultato. Si aggiunga che ogni scena richiede la proiezione simultanea di 2 o anche 3 filmati in HD 1080p, l’iMac per lo spettacolo non è ancora arrivato e la scheda grafica del mio macbook 2010 arranca, le proiezioni si interrompono, “strappano”, rendendo difficile la comprensione per il resto della compagnia e acuendo i conflitti. 

Finalmente, quando il tanto sospirato iMac arriva, le cose cominciano a migliorare. Per costruire la colonna visiva e sonora dello spettacolo, programmo i quadri con Isadora, che nell’ultima versione supporta un potente strumento di mapping multilivello. Isadora mi permette di comporre per ogni scena una patch specifica, programmando ogni evento e lasciando aperte molte possibilità di intervento anche quando le clip video sono approvate e chiuse. L’obiettivo è quello di raffinare la programmazione di ogni scena in modo che, durante le repliche, l’operatore al computer dovrà soltanto premere la barra spaziatrice per passare da una scena a quella successiva. L’uso intensivo a cui ho sottoposto Isadora, ha evidenziato alcuni piccoli bug che segnalo allo sviluppatore Mark Coniglio, il quale si mette al lavoro e alla fine risolve anche questi. Isadora si conferma una piattaforma potente, versatile, a basso costo e, soprattutto, circondata da una comunità di programmatori e utenti sula quale si può fare affidamento. 

I quadri costruiti completamente in animazione, senza l’utilizzo di riprese video, sono molti. All’inizio abbiamo ricostruito l’idea di una città piena di grattacieli e case, lavorando sullo sfondo e sugli elementi scenografici. Anche la foresta è ricostruita sovrapponendo più livelli con fotografie e disegni di piante, mentre sui parallelepipedi crescono e sbocciano dei giganteschi fiori, che poi prendono a danzare a tempo. Il pappagallo, star della dimostrazione che ha luogo nel parco, viene ripreso su green screen e integrato in questa foresta fantastica. Ricreiamo anche un volo di farfalle variopinte, una cascata. Un acquario tropicale diventa un gigantesco sfondo animato, che avvolge completamente un divertente numero di “nuoto sincronizzato” su una canzone di Elvis Presley. Per il quadro della fattoria, creiamo l’illusione che sia un ballerino a dipingere l’edificio su una parete, composta al momento con gli elementi scenografici.

Man mano che i quadri sono completi, lo spettacolo prende forma e, pur nella tensione per l’attesa del debutto, i conflitti si dissolvono. L’anteprima per il pubblico interno va benissimo, lo spettacolo piace e stupisce, ora dovrà solo rodarsi con le prime repliche. Alla fine di questa lunga avventura, un bel premio ripaga di tutte le fatiche. Mi faccio i complimenti da solo? Beh, sono contento, inutile negarlo. Ma la verità è che il lavoro sulla scena è sempre un processo collettivo, in cui la difficoltà - e allo stesso tempo la virtù - consiste nell'incontro delle diversità, nella gestione dei conflitti che sono la spinta alla creatività, ma che richiedono da parte di chi è coinvolto, grande tolleranza, pazienza e ferma determinazione. Non credo nei gruppi senza conflitti, difficilmente produrranno qualcosa di significativo. Ma bisogna spostarsi su un piano di consapevolezza tale per cui ogni conflitto resti ancorato al pieno rispetto reciproco e si sviluppi unicamente nel merito del lavoro.
E comunque, i performers hanno danzato e cantato due repliche al giorno per tre mesi, una bella fatica, complimenti a loro!

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