Il Gazzettino, edizione di Pordenone. 24 Luglio 2008, recensione

A volte bastano pochi indizi per sapere se uno spettacolo "funziona", oppure no.

Ad esempio, se si arriva stanchi e subito dopo l'inizio ci si risveglia, oppure se fa freddo e quasi non lo si sente Ma dopo gli indizi ci sono le prove e, nel caso de Le astuzie di Volpino, andato in scena nel fresco del parco di San Valentino sono tante e ben circostanziate. Il testo: bella la scelta di una commedia, La Cassaria, che, si dice, sia la prima scritta in italiano, di uno dei nostri maggiori letterati, Ludovico Ariosto, rimasta nell'ombra in quanto ritenuta opera minore. La musica: non solo eseguita dal vivo per sottolineare alcuni momenti o creare piccoli siparietti, ma attinta anche dalle ricostruzioni della musica greca antica, cantata in lingua originale. L'allestimento scenico: semplice e filologico nel proporre il palchetto illuminato dalle fiaccole e il fondale dipinto. Gli attori: Giorgia Penzo, Alberto Caramel, Giorgio Branca e Marco Amistadi, impegnati in un doppio ruolo con continui cambi di costume e all'occorrenza anche musici e cantanti. La regia: perfetta la scelta di Davide Schinaia di illuminare questa "nuova" commedia in italiano, che prende le mosse dal teatro classico, con i colori di una Commedia dell'Arte, fresca e ricca di frizzi e lazzi. L'elaborazione drammaturgica è la prova schiacciante: un bellissimo lavoro di riduzione e riscrittura, con giochi di parole, rime, colori dialettali e di genere, un omaggio alla lingua alta del poeta con un brano dall'"Orlando Furioso", tanti riferimenti all'attualità non solo satirici, ma capaci di creare anche momenti poetici e di riflessione come il monologo del cambiamento ispirato all'"I have a dream" di Luther King.

Inevitabile la sentenza: colpevole. Di essere uno spettacolo intelligente, colto (senza essere pesante) piacevole e divertente.

Clelia Delponte

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