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Fedot
Categoria: Spettacoli

Fedot

Fiaba in forma di teatro
Regia e drammaturgia

Con Maurizio Argàn, Ofelia Bartolucci, Damiana Bertozzi Fraternali, Milena Mami, Richard Manfroni, Elisabetta Marconi,  Isabella Piscaglia, Michela Rinaldi, Giacomo Rosselli
Musica dal vivo eseguita da Anna Giovanetti
Scene di Ulrico Schettini
Regia di Davide Schinaia

Produzione: Maan, 2000 in coproduzione con Teatro della Centena

 

UNA FIABA

La fiaba, forma profana, oggi spesso relegata a vestire il ruolo di letteratura per l'infanzia, è in realtà uno scrigno meraviglioso, uno specchio nel quale è possibile intravedere, tramite un'indagine attenta, le radici del sacro, del rito e del mito.  Sono stati necessari gli studi strutturalisti di Vladimir Propp per focalizzare l'attenzione dello studioso sulla forma magica della fiaba, sul suo contenuto iniziatico, celato sotto le spoglie del divertimento narrativo, dell'intrattenimento per il pubblico.  

È vero anche che la fiaba non è sempre stata il piccolo gioco per bambini, ma ha avuto dignità di intrattenimento per adulti quanto e come il teatro stesso o i moderni mezzi di comunicazione. Vi è stato un tempo, il tempo dei cicli naturali su cui sono basate le comunità agricole, in cui la fiaba era il dono privilegiato dell'attesa fra una fase e l'altra del lavoro nei campi. Nelle campagne romagnole, ad esempio, giravano in inverno degli individui, i favulir, a volte veri professionisti del narrare. Questi narratori andavano nei casali, dove la comunità contadina si ritrovava, cioè nel locale più caldo della cascina, e lì, nelle sere d'inverno, mentre le donne filavano e gli uomini fumavano tabacco, raccontavano le loro favole. Il pubblico era rapito, spesso il narrare era cosa molto seria, ed alcuni narratori minacciavano di sospendere il racconto se il pubblico era distratto.

I contenuti e le strutture narrate da questi personaggi erano del tutto simili a quelle del resto d'Europa. Di più: qualcuno, come l'antropologo Joseph Campbell, scoprì che alcune di queste strutture erano uguali in tutto il mondo e riportavano all'universo del mito. Mito e rito: sono questi, infatti, i parenti stretti della fiaba, e nella fiaba, sotto la superficie amena dell'affabulazione, si celano ancora simboli e figure che riportano ai riti iniziatici e ai miti primordiali. Ci si potrebbe forse spingere ancora più in la', formulando l'ipotesi che proprio lì, nelle fiabe vi siano tracce di strutture profonde della vita umana, del percorso dell'uomo nel mondo, quelli che Carl Gustav Jung ha definito come "archetipi dell'inconscio collettivo". Le figure e le forme della fiaba, con la loro leggerezza, il loro disegno preciso e netto, danno vita ad un mondo poetico, un universo in cui possiamo riconoscere i legami misteriosi che legano l'individuo al Cosmo.

 

LO SPETTACOLO

Coproduzione del Teatro della Centena e Maan, questo lavoro rappresenta l'inizio di un'indagine sulla fiaba e sulle radici popolari dei racconti di magia.

Il Teatro della Centena tenta di esplorare il mondo della fiaba avvicinandosi al testo indagato da Vladimir Propp nei suoi studi Le radici storiche dei racconti di magia e Morfologia della fiaba, ovvero le Fiabe russe raccolte da Aleksandr Afanasjev. 

Dalle Fiabe russe abbiamo scelto Va non so dove, portami non so cosa, titolo che di per sé suggerisce il mondo fantastico della fiaba e il suo spirito fondamentale: il viaggio per il recupero di un bene. Protagonista della storia è Fedot (da cui il titolo dello spettacolo), fuciliere costretto dal suo re - un despota che si è invaghito della moglie di Fedot - a vagare per anni alla ricerca di un misterioso "non so cosa". Su questa ossatura si innestano piccole storie e filastrocche contenute nella stessa raccolta di Afanasjev.

Lo spettacolo è costruito cercando di rispettare la libertà immaginativa che la fiaba permette all'ascoltatore. Uno spazio neutro, con pochi ed essenziali elementi scenografici si presta molto bene ad accogliere il lavoro degli attori, il cui ruolo in questo caso non è solo quello di interpretare personaggi, ma di essere anche narratori e animatori. Siamo ricorsi a volte all'uso del dialetto, perché il bello della fiaba è anche questo: la sua potenzialità di migrare da una cultura all'altra senza tradire la sua identità né quella della cultura che la ospita.

Esseri soprannaturali, un re, un capitano, la Baba-Jaga, marinai, mercanti, spiriti aiutanti, una rana parlante, l'invisibile Smat-razum: questi ed altri personaggi appaiono sulla scena di Fedot.  Essi raccontano e rappresentano una storia fra tante, suggestiva, fantastica, che può servire da spunto e come compendio di uno studio approfondito su una forma letteraria intramontabile, una forma che trova nell'incontro fra persone il suo momento privilegiato di trasmissione: la fiaba.

 

Fiaba in forma di teatro
Regia e drammaturgia

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