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L'opera del malaffare
Categoria: Spettacoli

L'opera del malaffare

Regia e drammaturgia

 

Che cos’è un grimaldello di fronte a un titolo azionario? Ce cos’è l’effrazione di una banca di fronte alla fondazione di una banca? Che cos’è l’omicidio di fronte al lavoro impiegatizio?

Mackie Messer

 

Ballad Opera in prosa e canzoni

Interpreti: Dany Greggio, Alberto Caramel, Giorgia Penzo , Francesca Airaudo, Sandra Mangini, Daniele Marcori, Giorgia Guerra, Federico Sepe, Tomas Leardini

Musiche eseguite dal vivo dal Mirò Saxophones Quartet diretto dal M.° Filippo Dionigi: Sabino Monterisi (sax soprano), Filippo Dionigi (sax contralto), Anna Monterisi (Sax tenore), Angelo Antonioli (sax baritono)

Con la partecipazione dell’ Orchestra di Fiati “Città di Riccione”:
Zulma Jaime (flauto), Lucia di Stefano (flauto), Emilia Minichiello (clarinetto), Claudio Cavalli (clarinetto), Salvatore Luiso (clarinetto), Beatrice Mazza (tromba), Luca di Stefano (tromba), Daniela Gentiletti (sax contralto), Antonio Coatti (trombone) Davide Casadei (bassotuba), Luigi Sidero (pianoforte), Samuele Barilari (batteria)

Direzione vocale: Martina Grossi
Costumi: Paul Mochrie
Scenografia: Keiko Shiraishi
Direzione tecnica: Alessandro Scarpa
Fonica: Mirco Casadei
Regia e drammaturgia: Davide Schinaia

Spettacolo prodotto per la rassegna "Comici in Villa", VI edizione
Riccione, Parco Papa Giovanni Paolo II
20, 21, 22, 26, 27, 28 agosto 2008, ore 21.00

 

Note

Alla maniera dei Comici dell’Arte, l’opera si apre con un prologo cantato che accenna alle gesta criminali del bandito Macheath. Nei tre atti dell’opera, ambientata a Londra nei primi del Novecento, si narrano le vicissitudini del bandito Macheath, detto Mackie Messer. In un universo brulicante di miserabili, furfanti e prostitute, lo strozzino re dei mendicanti Gionata Geremia Peachum cerca di consegnare al boia lo sgradito genero Mackie Messer, che gli ha portato via la figlia Polly. Il tentativo fallisce: imprigionato dopo colpi di scena, tradimenti e fughe, Mackie, già sulla forca e con il cappio al collo, vedrà provvidamente ribaltato il proprio destino.

Il rifacimento di Bertolt Brecht si nutre della stessa linfa della Beggar’s Opera: il testo del Settecento riscosse tanto successo e fece tanto scandalo per il feroce parallelismo che vi era disegnato fra il mondo della malavita e quello dell’alta società e dell’economia. Brecht approfondisce e attualizza questa visione del mondo, e la posizione è chiaramente definita in tutto il testo. Risuona ad esempio, nell’ultimo monologo di Mackie sulla forca: "Noi, piccoli artigiani borghesi, noi che lealmente affrontiamo, col piede di porco alla mano, le casse di nichel delle bottegucce, noi veniamo ingoiati dai grandi imprenditori, dietro i quali stanno le banche. Che cos’è un grimaldello di fronte a un titolo azionario? Ce cos’è l’effrazione di una banca di fronte alla fondazione di una banca? Che cos’è l’omicidio di fronte al lavoro impiegatizio?"

L’Opera da tre soldi riesce ancor oggi a generare un lampo di coscienza sulla contemporaneità, fatto che eccita il nostro lato estetico ma allo stesso tempo ci preoccupa come cittadini. Se infatti trattiamo il testo come lo stesso Brecht suggerisce, ovvero giusto come “una copia per il suggeritore” ci sentiamo autorizzati, e forse sollecitati, a sostituire parole, formule, battute allo scopo di incastonare la storia in un presente che si porta dietro le stesse contraddizioni. E se pensiamo ai disastri generati da certa “finanza creativa” che conta episodi capaci di sorprendere anche la fantasia di un drammaturgo, oppure alla condizione del lavoratore precario, o alla nuova povertà dei paesi sviluppati ecco che Brecht mostra la nostra storia e ci invita a prendere una posizione.

La riscritttura elaborata per l’occasione, sposta l’azione in una Genova immaginaria e attualizza i personaggi, ponendoli in relazione con il nostro presente e le nuove ingiustizie, le nuove forme di sfruttamento e di prevaricazione del più forte sul più debole. Turnbridge si trasforma in Via Del Campo, i banditi hanno soprannomi simili a quelli elencati da Saviano nel suo Gomorra, Peachum gestisce un mondo di lavoro sommerso, prostituzione, lavavetri e non solo mendicanti, come nell’originale.

L’idea dello spazio scenico è proiettata verso l’arena del circo: un luogo di spettacolo dove il divertente e il pericoloso sono indissolubilmente legati e l’uno non vive senza l’altro. Così è l’Opera del malaffare: si può godere della sua teatralità e un attimo dopo essere messi in allarme dai i suoi contenuti, così come si può venire attratti dall’urgenza dei temi che affronta e scoprire poi che lo spettacolo è anche divertente. 

Il palcoscenico avrà una pedana aggettante che si prolungherà nella platea, svuotata dalle sedie, mentre gli spettatori saranno disposti in un semicerchio che chiuderà lo spazio scenico. La scenografia racconterà il milieu di una città con due facce: le vetrate e gli specchi dei palazzi dirigenziali o le vetrine del centro, disegnati o proiettati sul fondale del palcoscenico, e un mondo di spazzatura, vecchie suppellettili distrutte, mobili abbandonati, pezzi meccanici, che incorniceranno l’area della platea. Fra questi due volti contrapposti, la varia umanità degli oppressi, della malavita e del mondo sotterraneo dei traffici nascosti  prenderà vita.

 

Ideazione:
Maan ricerca e spettacolo
con il contributo dell’ Assessorato alla Cultura-Comune di Riccione
Direzione Organizzativa: Giorgia Penzo
Promozione: Roberta Bianchi

 

Foto di Francesco Cavalli

 

Foto di Sandro Cristallini

Regia e drammaturgia

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