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Ortonesque
Categoria: Spettacoli

Ortonesque

Regia

Ispirato all’opera di Joe Orton
Con Francesca Airaudo, Alberto Caramel, Mirco Gennari, Nadia Magnani Vivaldi
Drammaturgia di Loris Pellegrini
Costumi di Paul Mochrie
Allestimento scenico di Nevio Cavina e Keiko Shiraishi
Regia di Davide Schinaia

Produzione La Compagnia del Serraglio
con il contributo di Provincia di Rimini e Regione Emilia Romagna
in collaborazione con Città Teatro

 

Note

ORTONESQUE, ovvero: scandaloso e macabro. Come le tre commedie intorno a cui lo spettacolo ruota: Entertaining Mr. Sloane, Loot, What the Butler Saw.

Joe Orton muore nell’agosto del 1967, ucciso a martellate dal suo compagno Kenneth Halliwell che si toglie la vita subito dopo il gesto, ingerendo barbiturici. Ma Joe, sebbene gravemente ferito, è ancora vivo e rimane diverse ore immerso in una specie di “sogno nero” prima di spirare. Finale inaccettabile di un episodio promettente della drammaturgia britannica, questa tragedia fa calare il sipario definitivo sui personaggi di Orton, conformi a un’apparente “normalità” dietro alla quale si celano però sfumate identità sessuali, comportamenti perversi, crudeltà e prepotenze.

Le loro battute, semplici e perfette, sono intrise di quello humour inglese capace di scatenare una “perturbazione sismica” di comicità e assurdo. La vista a raggi X di Orton è in grado di attraversare le solide pareti dei salotti borghesi per denudare gli inconfessabili vizi che vi si consumano e servirli con la maionese. Come un’iniezione di Pentothal, lo spirito di Orton ci costringe a sputare la verità, confrontandoci con il diverso, con lo strano, il queer e la fragilità dei confini che chiudono l’identità in definizioni troppo costringenti. E a conferma della forza di questo autore, i suoi testi si impongono ancora sulla scena, con la loro teatralità “completa”, anche in un presente in cui il gioco fra la bella e la bestia, i festini del potere a base di eros, gli scandali sessuali con il morto costellano la cronaca.

Orton ed il suo sogno nero sono il luogo dove si ambienta la scena, concepita come un burlesque deviato, dove i numeri d’attrazione si alternano a stravaganti intermezzi, in un flusso ipnagogico che è il nostro modo di rendere omaggio all’autore

Regia

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